Da La Repubblica del 17/11/2005

I federali denunciano la spregiudicatezza con cui le opere trafugate finiscono poi sul mercato

Caccia ai tesori rubati i 10 "wanted" dell'Fbi

Tra i ricercati anche Caravaggio, Cellini e Leonardo

di Antonio Monda

NEW YORK - La conferenza stampa con cui l'Fbi ha annunciato la lista delle dieci più importanti opere d'arte rubate negli ultimi anni ha avuto la cadenza, i colpi di scena e l'elencazione di cifre iperboliche tipiche di un film hollywoodiano. I nomi degli artisti sono stati rivelati con lo stessa importanza data alle quotazioni delle relative opere d'arte, e la frustrazione per una lunga serie di casi che non sono stati risolti si è mescolata all'alternanza sapiente di diverse forme di espressione artistica (oltre ai quadri e alle sculture rubate, c'è ad esempio uno Stradivari valutato tre milioni di dollari), e all'annuncio che sono stati recentemente recuperati tre grandi capolavori: un autoritratto giovanile di Rembrandt e due dipinti di Renoir (la "Giovane parigina" e la "Conversazione") trafugati nel 2000 dal Museo Nazionale di Stoccolma.

Il responsabile dell'"Art Theft" della Fbi Chris Swecker ha parlato con la consapevolezza prettamente americana che la spettacolarizzazione di una notizia rappresenta anche il modo per essere più efficienti rispetto al problema che viene comunicato, ed ha esaltato l'operato degli "undercover agents" che affrontano gli emuli di Thomas Crown, denunciando parallelamente la spregiudicatezza con cui l'arte trafugata riesce ad entrare nel circuito del mercato dell'arte. A questo proposito la sua collega Bonnie Gardner ha esplicitamente denunciato la mancanza di regole auspicando restrizioni e codici di regolamento che stanno creando polemiche all'interno del mondo dell'arte. Secondo l'"Art Theft", istituito dopo il saccheggio del museo di Bagdad, il valore dell'arte che viene rubata ogni anno è quantificabile in una cifra di sei miliardi di dollari, e la quantità di opere che vengono recuperate non supera il cinque per cento del totale.

Dopo il furto, l'arte trafugata scompare di norma per alcuni anni, e quindi viene rimessa sul mercato: secondo i dati dell'Fbi, la maggior parte delle opere d'arte vengono smerciate in America, dove scompaiono nuovamente dalla vista del pubblico. Ai primi posti di una lista che basterebbe da sola per allestire un museo dalla straordinaria proposta artistica e culturale, ci sono "L'urlo" di Munch, la Saliera di Benvenuto Cellini, il "Mare in tempesta" di Rembrandt, una "Madonna" di Leonardo, la "Veduta di Auvers-sur-Oise" di Cezanne, una "Nativita'" di Caravaggio e ben due Van Gogh:

"La vista dal mare a Scheveningen" e "La congregazione che esce dalla chiesa riformata di Neuen". Soltanto il valore di questi ultimi due quadri è valutato intorno ai trenta milioni di dollari, mentre è di trecento milioni la stima complessiva del vero e proprio saccheggio effettuato nel 1990 all'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston da parte di due ladri che riuscirono ad entrare nel museo indossando uniformi da poliziotti. In quella occasione vennero trafugati altri tre Rembrandt ed uno dei trentacinque dipinti esistenti di Vermeer, la cui attuale valutazione e' di cinquanta milioni. Quattro anni dopo il furto avvenne un altro episodio degno di Hollywood, che sembrerebbe smentire la presunta facilita' con cui possono essere smerciati i capolavori rubati. Nell'aprile del 1994 venne inviata una lettera anonima alla direzione del museo, nella quale si chiedeva una refurtiva di "soli" due milioni di dollari e la garanzia dell'immunità per gli autori del furto.

Il museo seguì le indicazioni dei ladri ed inviò un messaggio in codice utilizzando la quotazione della lira italiana nelle pagine economiche del Boston Globe. Ma dopo quel contatto i ladri scomparvero, e ancora adesso la direttrice Anne Hewey spera che il contatto possa essere ristabilito. Si sono avuti casi di furti che non hanno sortito alcuna vendita successiva (un violoncello di Stradivari è stato recuperato recentemente in una discarica della California meridionale) e negli ultimi tempi sono aumentati i colpi ai danni di istituzioni antropologiche, scientifiche, ed anche relative alla cultura popolare.

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