Da The Indipendent del 24/11/2005
Originale su http://news.independent.co.uk/world/asia/article328991.ece

Il Pakistan dimenticato

Il terremoto del Pakistan ha già causato morte ed enormi devastazioni. Serve urgentemente convertire le promesse di aiuto in contributi immediati

di Arifa Akbar, Terry Kirby

Sei settimane dopo il gigantesco terremoto che ha devastato il Pakistan, le Nazioni Unite e alcune agenzie di soccorso umanitario stanno sfidando il tempo per prevenire un’orrenda, ma evitabile, tragedia umana.

Mentre l’inverno si avvicina, le agenzie di soccorso temono che il fallimento internazionale nel reagire tempestivamente alle richieste d’aiuto renda un secondo disastro una prospettiva realizzabile. Circa 80.000 persone sono morte a causa del terremoto, e le agenzie credono che altrettante 80.000 potrebbero morire adesso.

Mentre le prime nevicate colpiscono le vallate pachistane colpite dal terremoto, i funzionari dell’ONU avvertono che più di 380.000 persone in queste aree avranno bisogno di aiuto nelle prossime due o tre settimane, circa il doppio delle stime avanzate in un primo tempo.

Allo stesso tempo, nonostante le promesse di soccorsi a lungo termine da parte della comunità internazionale, le operazioni stanno proseguendo molto lentamente, ad un millesimo della velocità che sarebbe necessaria. Secondo fonti ufficiali, soltanto 216 milioni di dollari sarebbero stati spesi – o solo promessi – di fronte alla richiesta ONU di 550 milioni di dollari – vale a dire meno del 40% della somma richiesta. Da notare che la richiesta per lo tsunami indiano, allo stesso punto in cui si trova quella attuale per il Pakistan, era stata soddisfatta al 90%.

Il Pakistan la settimana scorsa ha annunciato che la propria richiesta di 5,2 miliardi di dollari di aiuti fosse stata persino superata, con più di 5,4 miliardi offerti. Ma le agenzie di soccorso affermano che tali aiuti si riferiscono a soluzioni di lungo termine, e non ai soccorsi immediati. “Abbiamo bisogno di più soldi e ne abbiamo bisogno adesso”, ha riferito un portavoce dell’ufficio delle Nazioni Unite per la Coordinazione degli Affari Esteri a New York. “Siamo ancora nella fase in cui dobbiamo salvare vite umane, piuttosto pensare alla ricostruzione. Le nostre operazioni dipendono dal flusso di denaro che arriva”.

Andrew Macleod, direttore ONU delle operazioni in Pakistan, ha detto che i soldi sono arrivati “molto lentamente”. “Molto di quello che è stato promesso erano soldi per le attività di ricostruzione future, non per aiuti immediati.” E aggiunge: “Nelle prossime due settimane dobbiamo dare una casa a circa 350.000/380.000 persone che stanno vivendo in prossimità della linea delle nevi perenni o che lì giungeranno da zone ancora più in alto. Dopodiché abbiamo bisogno di mantenere costanti i rifornimenti di cibo e medicinali. Dobbiamo allestire tra gli ottocento e i mille rifugi di emergenza ogni giorno e 40.000 tende nei prossimi 15 giorni per proteggere la gente dal freddo”.

Un rapporto di Oxfam dice che gli avvertimenti diramati sulla possibilità che le ripercussioni successive al terremoto potessero uccidere almeno tante persone quante il disastro in sé sono realistiche.

“Tragicamente, con centinaia di migliaia di persone ancora incapaci di provvedere ai loro bisogni fondamentali e con il freddo invernale che arriva velocemente, questa possibilità non può essere esclusa completamente”, dice Oxfam. La Croce Rossa in Pakistan riferisce che si tratta di “una nuova corsa contro il tempo”. L’organizzazione è stata la prima a portare aiuti al villaggio di Chham, nella valle di Jhelum, dove circa 4.000 case sono diventate inaccessibili a causa delle frane, e presto, quando entro i prossimi quindici giorni la neve si fisserà, risulteranno inaccessibili persino con gli elicotteri. Le prime grosse nevicate – che possono arrivare fino a quattro metri e mezzo in villaggi come Rinja e Chittrian vicino Chham – sono già iniziate e molta gente si trova senza riparo contro il freddo.

In privato, alcuni funzionari dell’ONU esprimono profonda preoccupazione circa il lento sopraggiungere di aiuti. “Ero ad un meeting dei paesi donatori per lo tsunami: sembrava di essere a un’asta, ogni nazione proponeva di più dell’altra. A confronto, la conferenza dei donatori per il Pakistan ad ottobre era veramente di basso livello, con molti discorsi di consolazione e promesse di soldi, ma davvero pochi fatti. Tremendo”, ha commentato un funzionario di Ginevra.

Sia le Nazioni Unite che le agenzie di soccorso umanitario credono che la lentezza di aiuti sia dovuta ad una combinazione di mancanza di iniziale copertura mediatica – dovuta all’inaccessibilità delle aree colpite – e al fatto che, dopo un anno di tragedie del genere, le casse di molte nazioni sono ormai esauste.

Le allusioni al fatto che ciò possa essere dovuto a pregiudizi antimusulmani non sono provate, dice l’Oxfam, come dimostra il fatto che uno dei paesi più ricchi tra le nazioni islamiche, l’Arabia Saudita, abbia offerto finora soltanto 3,2 milioni di dollari, sebbene ne abbia promessi oltre 140 milioni. Gli Usa sono il paese che ha donato di più, con 102 milioni offerti e 53 promessi all’appello. Le Nazioni Unite dicono che la chiave di svolta sarebbe riconvertire le promesse di offerte in contributi immediati.

In Gran Bretagna oggi si attende che venga annunciato un ulteriore aumento sostanziale rispetto ai 33 milioni di sterline finora spese in aiuti a breve termine, dopo che Downing Street si è convinta della “seria crisi” della ragione, come ha detto un portavoce per il Dipartimento dello Sviluppo Internazionale. Inoltre, è stato offerto un aiuto a lungo termine di 70 milioni di dollari. Dal governo britannico ci si aspetta almeno che tiri fuori i 40 milioni di sterline di contributi pubblici che il Comitato di Emergenza per i Disastri dichiara avere già utilizzato per distribuire cibo, tende, medicine e rifornimenti.



LE STATISTICHE

VITTIME: 80.000 morti a causa degli effetti immediati del terremoto. Le agenzie di aiuto sostengono che 10.000 persone si trovano in una condizione molto precaria, a rischio di morte.

ABITAZIONI : 3,5 milioni di persone hanno perso le loro case e almeno altre 80.000 hanno bisogno urgentemente di una casa prima che arrivi la neve.

ERRORI NEGLI AIUTI: molte delle 370.000 tende distribuite non sono utilizzabili per l’inverno. Almeno 40.000 tende e 15.000 ripari devono essere distribuiti al più presto.

FAME: il World Food Program stima che circa 2,3 milioni di persone avranno urgente bisogno di cibo nel prossimo inverno.

LO SCARTO NEGLI AIUTI: Le Nazioni Unite hanno chiesto 550 milioni di dollari ma solo 150 milioni sono stati spesi. 65 sono stati promessi.

IMPEGNO BRITANNICO: il governo inglese ha contribuito con 33 milioni di sterline nel breve termine e ha offerto 70 milioni di sterline nel lungo termine. Le donazioni private hanno raggiunto 40 milioni di sterline.
Annotazioni − Articolo pubblicato su http://www.nuovimondimedia.com. Traduzione di Alessandro Siclari.

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