Da Corriere di Gela del 04/01/2006
Originale su http://www.corrieredigela.it/leggi.asp?idn=CDG175804&idc=2

C’era una volta la mafia

di Rosario Crocetta

Gli ultimi giorni dell’anno 2005 li concludo con la manifestazione di solidarietà nei confronti del presidente dell’Assindustria di Caltanissetta Antonello Montante, minacciato con un macabro rituale: teste sgozzate di coniglio davanti alla sede.

Qualche giorno prima altre minacce erano arrivate contro di me, contro il segretario della Cgil, Emanuele Scicolone e contro il giudice dott. Ottavio Sferlazza, anche lui doveva saltare come me, in aria, secondo alcune indagini degli organi inquirenti.

Un anno che si conclude in modo burrascoso, con gli attacchi della mafia che alza il tiro dello scontro ma anche con l’arresto dell’ex presidente della squadra di calcio del Gela Jt per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Nel giugno scorso avevo posto il problema dell’inquinamento mafioso del Gela calcio e fatto sostituire la dirigenza, la squadra così è diventata testimonial della battaglia antimafia e antiracket. Il 2005 è stato, anche, l’anno in cui finalmente si sono cambiati i vertici dell’Assindustria della Provincia di Caltanissetta, dopo un anno e mezzo di denunce che io avevo fatto sulle infiltrazioni mafiose, sulla intollerabile presenza ai vertici di tale associazione del sig. Pietro Di Vincenzo processato e condannato per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso: aveva l’abitudine di incontrare boss mafiosi, come uno dei fratelli Rinzivillo (aderente al clan Madonia) presso la sede del Ministero del Tesoro.

Probabilmente mafia, “tesoro” e politica vanno a braccetto, molto più spesso di quanto si pensi, così comprendo lo sfogo di “quel povero uomo” che è il presidente della Regione, Totò Cuffaro detto “Totò vasa, vasa”, che non ha l’abitudine solo di baciare (anche perchè non rischia nessun contagio) ma quella, soprattutto anche lui di incontrare diversi mafiosi – non solo di incontrarsi – tant’è che quasi tutti i suoi collaboratori sono stati arrestati per mafia.

Il mondo va così tra battaglie e successi per la legalità e la giustizia, ma anche tra brutti colpi di arresto.

Si potrebbe dire materialismo storico, mi limito soltanto a classificarlo all’interno della normale indignazione di cittadini onesti che non ne possono più di vivere in un paese dove mafiosi e prepotenti la fanno da padrone, minacciano, uccidono ed intimidiscono.

Un anno di rivolte per me, di lotte continue contro i poteri forti della mia città e Sicilia, in prima linea, con il corpo nella mischia ritenendo che questa battaglia non si debba fare nei club, ma con la gente, con il popolo, con gli operai che non vogliono lavorare più a nero per i mafiosi e con i commercianti che non vogliono più pagare il pizzo.

Due vittorie avanti ed una sconfitta indietro, costituiamo l’associazione antiracket e revochiamo l’appalto per la costruzione di una chiesa, quella di Santa Lucia di Gela, ad una impresa collusa con la mafia, dopo il terrore e tentativi di attentati e di minacce.

Il tragico isolamento a cui mi vorrebbe condurre la maggior parte della politica locale e i numerosi attestati di solidarietà che mi vengono dagli operai, dagli imprenditori onesti, dai giovani, dalle donne e dagli anziani, che mi dicono: “Forza Rosario, non mollare”.

Ed io non mollo perchè sono comunista e la lotta alla mafia che l’ho nel Dna, perchè sono cristiano e penso che bisogna essere fratelli degli ultimi... perchè sono “diverso”, diverso da coloro che pensano che la politica sia l’esercizio cinico del potere.

Ritengo che invece essa debba essere la più alta forma di carità, quasi un sacerdozio, così mi indigno e mi arrabbio dei tagli allo stato sociale fatte dal governo di Berlusconi e dal governo di Cuffaro, contro la devolution di Bossi che impoverisce il Mezzogiorno e penso che nel 2006 mi piacerebbe aprire il primo foglio del calendario con una grande scritta “C’era una volta la mafia”. Auguri ai siciliani, agli italiani, ai cittadini di Gela che vedono per la prima volta la possibilità di un sogno, quello di vivere liberi e concludo dicendo, alla fine, come quel maestro di Napoli, che lavora con i bambini a rischio: “Io speriamo che me la cavo”. Sono convinto che me la cavo, se non in terra almeno in cielo.

Ma per carità niente commemorazioni e niente strade intitolate a coloro che combattono la mafia. La solidarietà bisogna darla quando sono in vita; ai morti ci pensa Dio, la politica ha bisogno e deve riuscire ad esprimere grandi valori etici e morali, per questo sono comunista del 2005 ed ancora di più nel 2006.

C’era una volta la mafia.

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