Da Avvenire del 28/08/2006
Originale su http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2006_08_27/articolo_676824...

Stragi in Nord Uganda: firmata la prima tregua

L'accordo raggiunto in Sudan, tra i ribelli del Lra e il governo di Kampala, potrebbe chiudere 18 anni di guerra costati decine di migliaia di vittime. In vigore martedì. La trattativa prosegue, ma restano incognite. Sant'Egidio: «È un primo significativo passo»

di Daniele Zappalà

La fine di 18 anni di spaventosa guerra civile nel Nord dell'Uganda è adesso un po' più che una speranza. Ieri, una delegazione governativa di Kampala e un'altra di rappresentanti della milizia ribelle Lra (Lord's resistance army) hanno sottoscritto un protocollo per «cessare le ostilità» in vista di un definitivo approfondimento del processo di pace. La guerra ha già provocato decine di migliaia di vittime, soprattutto civili, e costretto oltre un milione e mezzo di sfollati ugandesi a cercare riparo in una miriade di campi profughi, spesso esposti a loro volta alla violenza degli scontri così come a brutali massacri e rapimenti in massa di bambini da parte dell'Lra. In quest'inferno nel cuore dell'Africa centrale potrebbe aprirsi adesso un varco di luce, se le promesse dell'accordo appena siglato reggeranno alle profonde tensioni nella regione. L'inizio della tregua è stata fissata per martedì prossimo al mattino e l'articolazione dell'accordo provvisorio pare all'insegna di un promettente pragmatismo. Varie clausole aggiuntive, in particolare, sorreggono l'impegno principale di arrestare le ostilità. Le parti, ad esempio, promettono di «cessare le campagne ostili di propaganda sui media e di altro tipo». Le stesse che hanno già così tante volte amplificato gli effetti dei conflitti nell'Africa centrale. Al contempo, è convenuto che tutti i miliziani dell'Lra (fra cui tanti bambini irregimentati con la violenza, dopo essere stati rapiti) «usciranno allo scoperto dovunque siano presenti». Un punto cruciale, quest'ultimo, se si tiene presente che l'Lra ha condotto negli anni la propria guerriglia sfruttando la conoscenza delle aree accidentate e delle foreste comprese fra il Nord ugandese, il Nord congolese e il Sudan meridionale (dove l'Lra ha fissato la propria principale retroguardia). I miliziani presenti in Uganda e Sudan, secondo l'accordo, dovranno raggrupparsi entro tre settimane a Owiny-ki-Bul (località sudanese di frontiera situata sulla riva orientale de l Nilo), mentre quelli presenti in Congo dovranno dirigersi a Ri-Kwangba (riva occidentale). A scortare i miliziani sarà l'esercito sud-sudanese scaturito dallo Spla (entrato nel governo di Khartum dopo la firma della storica pace fra potere centrale e indipendentisti del Sudan meridionale). Il monitoraggio del processo e la gestione delle controversie sarà invece affidato a una squadra mista di osservatori delle due parti e internazionali (col concorso, in particolare, dell'Unione africana). Lo Spla, fra l'altro, si impegna a prendere sotto tutela le due aree di raggruppamento. Il troncone di miliziani Lra che protegge il comandante storico Joseph Kony si troverebbe attualmente all'interno del parco nazionale della Garamba, nell'estremo Nord della Repubblica democratica del Congo. Un rifugio finora non abbandonato dal comandante anche perché Kony, assieme ai più stretti luogotenenti, è ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) con l'accusa si crimini di guerra e contro l'umanità. Quest'ultimo punto rappresenta solo uno dei tanti aspetti ancora in sospeso che invitano tutti gli osservatori a una generale prudenza. Il documento firmato ieri, in un hotel di Juba (capitale del Sudan meridionale), non rappresenta ancora un cessate il fuoco definitivo e non parla di disarmo. Sempre senza Kony, le difficili discussioni dovrebbero riprendere giovedì prossimo ancora a Juba, dove sono in corso già da settimane. Del pool internazionale di mediatori fa parte anche la Comunità di Sant'Egidio che giudica il protocollo appena siglato come una «primo significativo passo». L'Lra, da tempo estremamente indebolito, aveva già dichiarato un cessate il fuoco unilaterale a inizio agosto. Kampala, da parte sua, ha invece inviato a Juba il proprio ministro dell'Interno Ruhakana Rugunda. I segnali incoraggianti, dunque, non mancano. Ma non è ancora pace.

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