Da La Stampa del 24/04/2003

Si apre una nuova pagina nella politica palestinese

Raggiunto l’accordo Arafat cede al premier

Parte del suo potere Abu Mazen avrà anche il ministero degli Interni e già dalla settimana prossima comincerà i colloqui diplomatici con Stati Uniti ed Europa

di Aldo Baquis

TEL AVIV - Nelle istituzioni politiche palestinesi si è aperta ieri una nuova pagina dopo che il presidente Yasser Arafat e il premier incaricato Abu Mazen (Mahmud Aabbas) sono finalmente riusciti a concordare una distribuzione delle reciproche prerogative accettabile per tutti. L'intesa è stata raggiunta in extremis, quando il mandato affidato ad Abu Mazen stava per scadere, grazie a una efficiente spola fra gli uffici dei due dirigenti palestinesi del generale Omar Suleiman, capo dei servizi di sicurezza egiziani ed emissario personale del presidente Hosni Mubarak. Molto controvoglia Arafat ha infine accettato che Abu Mazen assuma oltre alla carica di premier anche quella molto delicata di ministro degli Interni. In questo dicastero una persona a lui sgradita - il colonnello Mohammed Dahlan - fungerà da ministro di stato incaricato del comando delle forze di polizia e di sicurezza interna. Dahlan - ex comandante della sicurezza preventiva a Gaza - si trova fra le mani una vera polveriera: dovrà convincere i gruppi radicali dell’Intifada a deporre le armi. Possibilmente con le buone, ma più probabilmente con forme varie di coercizione. Abituato da decenni a un potere assoluto nelle questioni politiche, militari ed economiche, Arafat per la prima volta si trova costretto a una coabitazione che di fatto lo ridimensiona. Ma dal generale egiziano - è stato affermato ieri a Ramallah - ha ricevuto assicurazioni importanti. Agli occhi dell'Egitto e della Lega araba egli resta il «palestinese n.1». Sarà sempre lui - e non Abu Mazen - a pilotare i futuri negoziati di pace con Israele. Sul piano militare gli spetterà ancora il controllo supremo dei servizi di intelligence e di spionaggio. Infine - secondo le fonti di Ramallah - ricupererà la libertà di spostamento negatagli da oltre un anno da Israele. Abu Mazen è stato inoltre costretto a includere nel suo governo personalità nelle quali la sua fiducia personale non è eccessiva, considerate del tutto fedeli ad Arafat. Fra queste Nabil Shaath, che dovrebbe fungere da ministro degli Esteri. Superata la lunga crisi ora le lancette della diplomazia dovrebbero ricevere una brusca accelerata. Domenica o lunedì Abu Mazen sarà chiamato a chiedere la fiducia del Consiglio legislativo palestinese di Ramallah. Immediatamente dopo dovrebbe essere pubblicata dal Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia) la «Road map»: un dettagliato documento che indica a israeliani e palestinesi una via per tappe a un accordo definitivo, passando dalla costituzione in tempi brevi di uno stato palestinese transitorio. Quindi Abu Mazen dovrebbe fare ingresso nell’alta diplomazia con importanti missioni a Washington e a Gerusalemme, dove il premier Ariel Sharon si dice impaziente di riceverlo a quattr'occhi. «La costituzione del governo di Abu Mazen rappresenta un precedente importante perché per la prima volta dagli accordi di Oslo (1993) Arafat non è più alla guida diretta del potere esecutivo», ha notato una fonte politica a Gerusalemme, secondo cui resta comunque da verificare la reale capacità del nuovo premier di ridurre la violenza. Chi non prepara il «tappeto rosso» per il nuovo primo ministro sono gli irriducibili dell’Intifada, primi fra tutti gli integralisti di Hamas. «Fintanto che prosegue l’occupazione militare israeliana e le nostre vite restano in pericolo quotidiano - ha rilevato Mahmud a-Zahar, un dirigente islamico - sarebbe assurdo chiederci di deporre le armi». E se i servizi di sicurezza interna palestinesi cercassero di requisirle ? «Abu Mazen conosce bene le nostre posizioni: se ci fosse un tentativo di coercizione si tratterebbe di uno sviluppo preoccupante». A-Zahar ha ricordato che nel 1996 i servizi di sicurezza di Arafat riuscirono a neutralizzare Hamas. «Ma allora Hamas non era quello di oggi», ha aggiunto. «Inoltre - ha sottolineato - da allora l'odio popolare verso Israele e verso gli Stati Uniti è molto cresciuto». E la guerra in Iraq ha ulteriormente esasperato gli animi. Per i palestinesi della strada il primo banco di prova per Abu Mazen sarà la sua capacità di rendere la loro vita quotidiana tollerabile e cioè di indurre Israele a revocare il blocco dei Territori e a rimuovere i mille posti di blocco che rendono impossibili gli spostamenti e il commercio. Il nuovo premier avrà dunque bisogno di un aiuto concreto dalle forze militari israeliane, che replicano però di non poter ridurre troppo la pressione per non esporre le retrovie dello stato ebraico ad attentati terroristici palestinesi quotidiani.

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