Da La Repubblica del 03/08/2003

Torri gemelle, due spie saudite dietro ai kamikaze di Al Qaeda

Nuove rivelazioni sul rapporto segreto del Congresso

di Alberto Flores D'Arcais

NEW YORK – Omar al Bayoumi e Osama Bassnan. Sono questi i due nomi che scottano nelle 28 pagine «secretale» del rapporto del Congresso americano sull'11 settembre. Il «top secret» imposto da Bush è durato meno di una settimana (come la Casa Bianca aveva facilmente previsto) e una o più fonti – queste sì tenute rigidamente segrete – hanno rivelato a New York Times e Los Angeles Times i nomi dei cittadini sauditi che avrebbero finanziato e «guidato» l'attacco di Al Qaeda alle Twin Towers.

Del «complotto saudita« Omar al Bayoumi è la figura chiave, in quanto probabile membro dei servizi segreti di Riad: «Una delle migliori fonti dell'Fbi a San Diego – si legge in una delle pagine del rapporto – aveva informato il Bureau di ritenere al Bayoumi un funzionario di intelligente».

Dietro la doppia copertura da studente e da impiegato dell'aviazione civile saudita, – che aveva a disposizione fondi illimitati provenienti dall'Arabia Saudita (di cui almeno tremila dollari al mese da «funzionari sauditi» dei servizi), al Bayoumi ospitò nella sua casa di San Diego, in California, due dei futuri kamikaze dell'11 settembre, Khalid al Mihdjar e Nawaf al-Hazmi, arrivati all'inizio del 2000 a Los Angeles via Bangkok. I due avevano partecipato da poco a un «supervertice» di Al Qaeda in Malaysia, dove sarebbero stati messi a punto gli ultimi piani per il più grande attentato terroristico della storia.

Nel rapporto si ipotizza che anche Osama Bassan possa essere un agente di Riad, o abbia avuto stretti contatti con i servizi sauditi. La posizione di Bassan è ancora più delicata, in quanto sarebbero lui e la sua famiglia i destinatari di cospicue somme di denaro donate dalla principessa Haifa al-Faisal, moglie dell'ambasciatore saudita negli Stati Uniti il principe Bandar bin Sultan. Quel che è certo, sostengono nel loro rapporti gli uomini dell'Fbi, è che Bassan è stato uno «stretto collaboratore» dl al Bayoumi e che subito dopo l'11 settembre si è recato a Houston per un colloquio «riservato» con un agente saudita al seguito del principe Abdullah proprio nel giorno in cui il reggente saudita si era incontrato con il presidente Bush.

Un altro saudita che fa parte della «San Diego connection» è un imam che nel rapporto non viene citato con il nome ma che viene identificato dai giornali americani come Anwar Aulaqui, una sorta di «guida spirituale» dei due kamikaze che nel 2001 lo seguirono dalla California quando si trasferì a Falls Church, in Virginia.

Chi avrebbe tessuto le fila da Riad sarebbe il potentissimo ministro degli Interni saudita principe Nayef ibn Abdulaziz. Secondo fonti del Los Angeles Times gli agenti americani sarebbero diventati sempre più sospettosi sulle attività del principe Nayef, uno dei maggiori supporter del radicalismo islamico, tanto da dichiarare pubblicamente dopo l'11 settembre che dell'attentato erano «responsabili gli ebrei».

Le nuove rivelazioni delle 28 pagine del rapporto che coinvolgono i sauditi hanno riaperto le polemiche. All'interno dell'Fbi stesso non mancano i critici: «Ci sono un sacco di informazioni lì dentro che sono esplosive ma non accurate, o comunque che sono aperte a diverse interpretazioni. Alcune sono basate su informazioni parziali, frammentarie e in qualche caso sbagliate. Sicuramente non prove conclusive».

Comunque vengano interpretate le 28 pagine «top secret» tutti coloro che le hanno lette sono d'accordo su una cosa: che renderle pubbliche avrebbe creato un forte imbarazzo non solo per il governo saudita (che pure ne aveva richiesto la diffusione per poter «respingere tutte le accuse») ma anche per le diverse agenzie del governo Usa – in primo luogo l'Fbi – ree di aver sottovalutato una quantità di indizi che avrebbero potuto portare alla scoperta dei futuri kamikaze ben prima dell'11 settembre.

Resta da vedere se adesso la Casa Bianca insisterà nel considerare «secretate» le 28 pagine, oppure come chiedono con insistenza senatori democratici ma anche qualche repubblicano, non sia meglio renderle direttamente pubbliche prima che escano nella loro totale completezza su qualche giornale.

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