Da Il Messaggero del 19/04/2004

La guerra contro Hamas apre un fronte in Siria

di Eric Salerno

GERUSALEMME - Khaled Mashaal ha un grande bersaglio virtuale dipinto sul petto. Il leader supremo di Hamas, considerato ideologo molto più radicale dell'appena eliminato Abdel Rantisi e ora ancora più forte dopo l'uccisione del suo rivale politico di Gaza vive in Siria e opera da Damasco, e il governo israeliano ha deciso che deve morire anche se il suo "assassinio mirato" potrebbe portare a un pericoloso allargamento del conflitto mediorientale e iracheno con l'apertura di un fronte nuovo. Il gioco è complesso e molto rischioso. Parte dal fatto che a Washington i più radicali sostenitori della politica di Bush ritengono che ogni cedimento di fronte all'opposizione irachena o alle crescenti critiche dal mondo arabo vada evitata e che ogni sconfitta politica o militare in Iraq vada combattuta con azioni nuove nella guerra al terrorismo islamico. Mashaal lancia continui proclami alla lotta armata contro Israele dalla capitale siriana - sua base principale da quando fu allontanato dalla Giordania, uno dei due Paesi arabi, con l'Egitto, ad aver firmato la pace con Israele.

Ad Amman il Mossad sette o otto anni fa aveva tentato di uccidere Mashaal con l'iniezione di un veleno ma il fallimento clamoroso dell'assassinio mirato fu così imbarazzante che Israele dovette rilasciare lo sceicco Yassin dal carcere e Sharon promise che non gli sarebbe stato torto un capello. Molto tempo è trascorso da quel giorno e da quell'impegno. Yassin, che secondo i servizi segreti aveva appena un paio di mesi di vita, è stato dilaniato da un missile. Sabato sera, meno di un mese dopo, è toccato al suo successore, Rantisi. Il nuovo capo di Hamas a Gaza, nominato ieri, resta formalmente senza nome ma gli 007 conoscono bene l'identità delle personalità di spicco del movimento fondamentalista e continueranno a dare loro la caccia nella speranza di riuscire a paralizzare l'ala militare del movimento, prima che possa vendicarsi seminando morte nelle strade di Israele come ha promesso un mese fa e ripetuto con rabbia ieri.

L'affermazione che anche Mashaal è nel mirino non è nuova. La frase con cui un esponente del governo israeliano ha detto ieri che così come i caccia o gli elicotteri possono abbattere un Rantisi a Gaza possono anche arrivare a colpire un terrorista a Damasco o alla periferia siriana, costituisce un avvertimento più chiaro e più preoccupante. Bush ha dato via libera all'uccisione dei capi del terrorismo senza tanto preoccuparsi delle eventuali conseguenze sugli sforzi di ricondurre israeliani e palestinesi al tavolo negoziale o sulla situazione nel resto del Medio Oriente. E Israele gode di ampio spazio di manovra apparentemente anche quando si tratta della Siria. Agli occhi di Washington, Damasco è colpevole di appoggiare anche Hezbollah, il movimento sciita libanese filo-iraniano con cui gli americani hanno dei vecchi conti da saldare e Washington accusa la Siria di aver favorito il passaggio di migliaia di militanti islamici corsi in Iraq e che stanno combattendo contro la coalizione. Damasco fa parte dell'"asse del male": dopo l'Iran, nella regione, è ritenuto il nemico principale. Secondo i servizi segreti occidentali, è stato Washington a spingere i curdi siriani al recente confronto sanguinoso con il regime di Assad. Non si parla ancora di destabilizzazione della Siria per arrivare al rovesciamento del suo regime, ma il segnale inviato è chiaro. L'apertura di un fronte nuovo, quello siriano, con l'aiuto di Sharon è, dunque, più che possibile. Potrebbe servire, dicono alcuni analisti americani, per distogliere l'attenzione dalla situazione irachena e cercare di mettere a segno una mini-vittoria prima delle elezioni presidenziali di novembre.

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