Da Corriere della Sera del 05/06/2004

«Ora mille Nassiriya» Tutti contro i Cobas. La sinistra: orribile

Prodi: vergogna. Bertinotti: non ci sono scusanti Ma il centrodestra all’Ulivo: ecco i vostri alleati

di Roberto Zuccolini

ROMA - «Nassiriya». La città irachena irrompe nelle proteste anti-Bush. Come uno spettro. Colpa di un gruppetto che sfila insieme ai Cobas in mattinata. Grida alle «10-100-1000 Nassiriya» e agita chi sta per scendere in piazza il pomeriggio. «È demenziale», commenta il verde Alfonso Pecoraro Scanio. Ma la ferita resta aperta. Tanto che prima ancora che prenda forma il più grande corteo pacifista della giornata tutti si affrettano a prenderne le distanze, da Oliviero Diliberto a Gino Strada fino allo stesso leader dei Cobas Piero Bernocchi. Fa eccezione Luca Casarini: «E’ solo uno slogan - minimizza il leader dei Disobbedienti del Nord Est -. Siamo ormai arrivati anche a vietare gli slogan?». Il più severo è Fausto Bertinotti: «Una frase orribile. Senza scusanti». Ma aggiunge: «Sarebbe inaudito concentrarsi su quelle parole». Perché secondo il leader di Rifondazione comunista non devono far cadere un’ombra su «questa grande manifestazione colorata e pacifica». E «fa male il listone a non partecipare». Sì, il Triciclo non c’è e il suo leader, Romano Prodi, quando interrogato su quello slogan, ripete: «Vergogna, vergogna, vergogna». E il segretario dei Ds Piero Fassino le definisce «parole infami che dimostrano solo l'imbecillità di chi le pronuncia».

Insomma, si fa terra bruciata attorno allo slogan che si riferisce alla strage di novembre scorso. E le parole d’ordine della marcia pomeridiana, da piazza della Repubblica a Porta San Paolo, sono in effetti molto diverse, anche se ad un certo punto, quando il corteo passa a piazza Venezia, qualcuno si azzarda a ripetere la stessa frase. E il centrodestra, a distanza, approfitta per dire ai moderati dell’opposizione: «Vedete, con chi volete allearvi?».

Gli organizzatori del corteo parlano di centomila persone. Ma si nota l’assenza della Margherita e della maggioranza dei Ds. Come di gran parte delle sigle cattoliche che avevano riempito la piazza nelle precedenti manifestazioni contro la guerra, compresa l’ultima, quella dello scorso 20 marzo. C’è invece il Correntone, fino al giorno prima incerto. Precisa Pietro Folena: «È presente solo una delegazione». La stessa forma di partecipazione scelta dalla Cgil.

Ci sono momenti di tensione, a piazza Venezia e al Circo Massimo. Ma dentro Rifondazione comunista circola una certa ammirazione per la polizia di Pisanu. Commenta Ramon Mantovani: «Si comporta come sempre si dovrebbe comportare». E i complimenti arrivano anche da Fausto Bertinotti: «Sta prevalendo un senso di responsabilità». A fare da «pontiere» ci prova ancora una volta il verde Paolo Cento mediando in più occasioni tra forze dell’ordine e Disobbedienti, come quando questi ultimi tirano qualche bottiglia di plastica alla polizia davanti a Santa Maria Maggiore.

Il corteo ha comunque molte anime. Quella dei partiti, da Rifondazione comunista ai Verdi, che si fanno accompagnare dalle gigantografie di Gandhi e Martin Luther King, fino ai Comunisti italiani. E quella dei mille gruppi dell’associazionismo di sinistra, dell’area «no global» e dei centri sociali.

Tra gli slogan e gli striscioni, molto gettonati quelli contro Bush e Berlusconi in coppia. Si va da vignette «soft» a cartelli che li raffigurano come «i nuovi Hitler». E al centro del «dibattito» di piazza c’è soprattutto l’America, quella che liberò Roma 60 anni fa e quella di oggi: «Viva Roosevelt, abbasso Bush». E «ridateci gli Stati Uniti del ’44». Si nota qualche bandiera Usa con la svastica, ma la maggior parte degli striscioni sono contro la tortura: «Cosa c’entra con la democrazia?». Non manca il più duro «pagherete caro, pagherete tutto», accanto ad una scritta in romanesco: «A’ Buscie, Roma nun te teme».

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