Da La Repubblica del 31/10/2004

Il livello di allerta resta inalterato ma il video ha sorpreso l´intelligence

La Cia lo credeva morto allarme per le elezioni

L´imbarazzo dei servizi. Dieci giorni fa le ultime dichiarazioni tranquillizzanti
Una scritta in arabo dimostra che il nastro è stato girato meno di una settimana fa

di Carlo Bonini

Cosa racconta il video di Osama Bin Laden più di quanto non mostri? Tra gli addetti della comunità di intelligence americana, la risposta alla domanda svela la storia di un ultimo macroscopico errore: Osama dato per morto nei giorni in cui registrava il suo appello al popolo americano. E propone, a dispetto del rafforzamento della vigilanza Fbi degli obiettivi sensibili nell´intero paese, una scommessa che può sembrare un azzardo, ma ha al contrario una sua logica: il voto di martedì non sarà macchiato dal sangue, perché la bomba che l´America aspettava è già esplosa e sta producendo i suoi effetti.

Robert Baer ha lavorato per vent´anni in Medioriente come «field officer» del Direttorato Operazioni della Cia. Nel '95, la Casa Bianca lo fermò a un passo dalla conclusione dell´operazione coperta che doveva eliminare Saddam Hussein. Oggi, Baer scrive libri, ha lasciato Washington e vive in Colorado. Ha conservato ottimi amici a Langley.

Dice: «Se lasciamo da parte il micidiale effetto politico che questo appello sta producendo sull´elettorato, di quelle immagini resta una cosa sola. Che purtroppo non mi sorprende. A tre anni e due mesi dall´11 Settembre, la nostra intelligence è back to square one, punto e a capo. Di Osama Bin Laden, del buco afgano in cui si nasconde, al di là delle tante chiacchiere che lo danno un giorno nel Baluchistan, un altro nel Waziristan, non sappiamo nulla di più di quanto non sapessimo quel giorno. Il video e la disperazione di venerdì pomeriggio dei miei amici a Langley sono il ritratto di un fallimento. Di un Paese, il nostro, cui è stato fatto prima dimenticare e quindi addirittura credere morto il suo nemico. Salvo ritrovarselo di fronte come lo avevamo lasciato. Più saldo di prima».

«Ma sì, che dessero Osama per morto è storia di neppure dieci giorni fa», conferma una qualificata fonte vicina all´Amministrazione Bush. Proprio allora, l´unità speciale che, all´interno del Direttorato delle Operazioni Cia, dà la caccia allo sceicco era tornata a sollevare dubbi sulla possibilità che fosse sopravvissuto all´estate. I suoi addetti avevano condiviso con il resto della comunità dell´intelligence argomenti a loro modo semplici: «Troppo tempo è passato dal 10 settembre 2003, dalle ultime immagini che lo confermano in vita. Troppo poco prova, il nastro con la sua voce registrata del 16 aprile scorso. Troppo silenziosa è la nostra rete di ascolto per immaginare che Osama stia per uscire allo scoperto...». Un errore blu. L´ennesimo. Che, ora, viene laconicamente ammesso non solo certificando l´originalità del video, ma soprattutto la data in cui è stato girato. Meno di una settimana fa, domenica 24 ottobre, come dimostrerebbero i caratteri arabi sovraimpressi sulle immagini. E come proverebbe la data - venerdì 29 - in cui il nastro è stato «lasciato scivolare oltre il cancello di ingresso» della sede di Al Jazeera a Islamabad, Pakistan. «Già, non ne sapevamo nulla - concede ancora una qualificata fonte dell´Antiterrorismo americana - il primo a raccogliere la notizia del video è stato il Dipartimento di Stato. Ed è stato poi il Dipartimento a condividerla».

«Non mi sorprende che la Cia sia cieca e sorda - riflette Baer - Che non avesse avuto alcun sentore della mossa di Osama. Forse non le si può neppure attribuire la colpa per intero. La scelta, tutta politica, di combattere una guerra in Iraq ha trasformato la guerra al Terrorismo in uno scontro tra civiltà che oggi rende impossibile qualsiasi attività di infiltrazione degna di questo nome e scoraggia le defezioni. E poi: Osama è vivo perché con l´escalation irachena ha cessato di essere il vero obiettivo della Guerra al Terrore. La pressione che avverte è minima, grazie anche alla protezione di cui gode all´interno dei servizi segreti pachistani e del ricatto politico che il regime di Islamabad è in grado di esercitare su Washington ogni volta che è sollecitato a un impegno più energico nella caccia allo sceicco».

Se questo è lo stato dell´arte, non si fa allora fatica a comprendere le ragioni di un´atmosfera di sospesa, quanto imbarazzata indecisione che ieri pomeriggio imprigionava gli apparati della sicurezza a Washington dopo la video-conferenza con cui George W. Bush ha riunito durante la sua tappa elettorale in Michigan i responsabili per la sicurezza nazionale. Dal consigliere Condoleezza Rice, al direttore della Cia Porter Goss, a quello del Fbi Robert Mueller, al Segretario del Dipartimento per la sicurezza interna Tom Ridge, al Segretario alla Giustizia John Ashcroft, al consigliere per la sicurezza interna Fran Townsend. Il Presidente - per quel che ne ha riferito il suo portavoce - Scott Mc Clellan - ha disposto «tutte le misure necessarie» ad assicurare la sicurezza del Paese e del voto di martedì. E l´Fbi ha ordinato ai suoi 18 mila uomini nel paese un rafforzamento dell´apparato di vigilanza. Ma questo non significa necessariamente che il colorato termometro che segnala agli americani la soglia quotidiana di rischio («Terror Alert») all´interno dei propri confini sia destinato a salire un gradino. Le parole di Osama non lo hanno sino a ieri sera schiodato dal giallo («Pericolo elevato») in cui era alla vigilia. E le ragioni - ancora una volta - sono proprio nelle parole che lo sceicco ha pronunciato venerdì notte. «Scommettiamo sul senso politico del suo proclama - spiega una qualificata fonte della sicurezza nazionale - la bomba che aveva preparato è già esplosa. Ora anche Osama dovrà aspettare il voto».

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