Il costo della memoria. Don Peppe Diana. Il prete ucciso dalla camorra

Edito da Paoline Editoriale Libri, 2007
208 pagine, € 12,00
ISBN 8831532082

di Rosario Giuè

Quarta di copertina

Don Giuseppe Diana è morto, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe, nell’agro aversano. Si stava preparando a celebrare la messa, quando quattro proiettili ne hanno spento per sempre la voce terrena. Una voce che predicava e denunciava, che ammoniva ma sapeva anche sostenere. Che sapeva uscire dalla sacrestia e scendere dall’altare per andare incontro alle persone, rinnovando un’autentica comunione. Che fosse con i giovani dell’Agesci, con i suoi parrocchiani o con tutti i suoi concittadini, in quella terra bella e amara con la quale aveva sempre voluto conservare un intenso legame e una tenace presenza. Un prete coraggio, avrebbe al solito scritto qualche giornale, sino ad allora disattento al faticoso e quotidiano impegno che in tanti portavano avanti in quei territori di frontiera. Un prete di strada, secondo una definizione che rischia ormai di diventare stereotipo. Invece don Peppino era un prete e basta. Semplicemente un uomo di Chiesa, come ebbe modo di ribadire, quando lo etichettavano sbrigativamente «prete anticamorra». (Dalla Prefazione di don Ciotti)

Il libro ricostruisce il percorso umano e pastorale del giovane prete, cita eventi e testimonianze di chi non ha avuto paura di parlare, confronta pagine dei processi e riporta la voce della stampa dell’epoca: una documentazione precisa che offre la chiave per capire, attraverso i fatti riportati, il fenomeno della camorra e il suo radicamento. A quasi diciassette anni dalla sua morte, l’Autore si chiede perché tanto silenzio su questo prete coraggioso e scomodo. «Forse perché la memoria ha un costo e richiede di compromettersi?».
Recensione

Giovane, impulsivo, colto, audace, innamorato della sua terra e della giustizia, cristiano. Bastassero poche parole per descrivere la figura di Don Peppe Diana forse sarebbero queste. Eppure leggendo le bellissime pagine del libro di Rosario Giosuè ci si rende conto che le parole non sono sufficienti a rendere onore e giustizia alla storia di Don Diana.
La sua onestà di prete e di uomo è apparsa poco nelle cronache successive alla sua uccisione, nel marzo del 1994, per mano della camorra. Si è preferito dar credito a chi spargeva veleni e calunnie. In una intervista ad un giornale locale, Lo Spettro, Don Diana, nel 1991 diceva che “se la camorra ha assassinato il nostro paese, noi lo si deve far risorgere, bisogna risalire sui tetti e riannunciare la “Parola di Vita”. E’ per vivere questo che Don “Peppe” è morto. Assassinato anche lui, insieme alle coscienze nostre e di tutti quelli che in questi anni hanno preferito tacere la storia di un uomo di Chiesa e di popolo, lasciato solo a combattere contro l’antistato dei casalesi. Che cos’è la camorra? Come si sconfigge un cancro così radicato nei vicoli e nelle menti della gente? “Peppe” lo aveva capito e ci stava riuscendo. E se un colpo di pistola alla nuca ha fermato la sua battaglia terrena possiamo star certi che lo sentiremo ancora parlare. Ogni volta che vorremo capire che cos’è la camorra e come si sconfigge un cancro così radicato nei vicoli e nelle menti della gente.

Roberto Bortone

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