Da SwissInfo del 25/03/2006
Originale su http://www.swissinfo.org/sit/swissinfo.html?siteSect=143&sid=65779...

Liberia: Nigeria rimpatria ex presidente Taylor

ABUJA - Sembra avviato a conclusione l'esilio - secondo taluni dorato - in Nigeria dell' ex presidente liberiano Charles Taylor, accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nelle guerre civili che hanno insanguinato nello scorso decennio il suo Paese e la confinante Sierra Leone, causando centinaia di migliaia di vittime.

Il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo ha infatti accettato oggi di consegnare Taylor a Monrovia, anche se non sono state annunciate data e modalità del trasferimento; nè si sono avute finora reazioni dall'interessato o dallo speciale Tribunale internazionale per la Sierra Leone, appoggiato dall' Onu, che lo vuole processare.

"Il presidente Olusegun Obasanjo ha informato oggi, 25 marzo, la presidente (liberiana) Ellen Johnson-Sirleaf che il governo della Liberia è libero di incarcerare l'ex presidente Charles Taylor", afferma un comunicato ufficiale pubblicato nella capitale nigeriana Abuja.

"La presidente Sirleaf aveva indirizzato il 5 marzo una richiesta formale a Obasanjo perchè Taylor venisse incarcerato sotto la responsabilità del governo della Liberia", aggiunge il comunicato.

Obasanjo, già presidente di turno dell'Unione africana (Ua), aveva detto che avrebbe consultato suoi colleghi - tra i quali l'attuale presidente dell'Ua, il congolese Denis Sassou Nguesso, e il presidente di turno della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas), il nigerino Mamadou Tandja - prima di prendere una decisione.

Taylor aveva accettato nel 2003 di andare in esilio in Nigeria nell'ambito di un accordo di pace, con mediazione internazionale, per porre fine a 14 anni di una guerra civile che ha causato, secondo le stime, 250.000 morti in Liberia.

Il comunicato afferma che il governo della Nigeria ha resistito a persistenti pressioni affinchè consegnasse Taylor allo speciale tribunale per la Sierra Leone, perchè ciò avrebbe costituito una violazione dell'accordo in base al quale egli si era dimesso. Tale tribunale ha incriminato Taylor per il la guerra civile nel Paese vicino (1991-2001), imputandogli crimini di guerra e contro l'umanità, nella fattispecie massacri, stupri, altre violenze e abusi, reclutamento di bambini-soldato.

Durante la sua presidenza, cominciata nel 1997, l'ex 'uomo fortè della Liberia ha appoggiato gruppi ribelli in tutta la regione. Egli è accusato in particolare di aver addestrato ed equipaggiato la ribellione in Sierra Leone, considerata responsabile di un'ondata di terrore, assassinii, mutilazioni e efferatezze di ogni genere contro civili, in cambio dei cosiddetti 'diamanti del sanguè.

"Il governo federale (nigeriano) ha insistito che Charles Taylor può soltanto essere consegnato, dietro richiesta, a un governo liberiano democraticamente eletto, nel momento in cui tale governo lo consideri appropriato", aggiunge il comunicato.

"La richiesta della presidente Ellen Johnson-Sirleaf nella sua lettera del 5 marzo ha rappresentato la sua determinazione che il momento era opportuno", prosegue il testo.

Dal canto suo, il portavoce di Taylor in Nigeria ha oggi sottolineato che i leader africani che mediarono l'accordo per le sue dimissioni e la sua partenza per l'esilio, avvenuta l'11 agosto 2003, concordano che egli non può essere consegnato al tribunale internazionale per la Sierra Leone.

"I leader africani non possono permettersi di rinnegare quell'accordo, non possono permettersi di dare ai governi occidentali carta bianca per eliminare i governi africani", ha detto il portavoce, Sylvester Passewe. "Ci sono molti leader africani i cui Paesi hanno situazioni di conflitto, come Sudan, Uganda, Congo. Non potrebbero più confidare in una soluzione africana e non potrebbero accettare di dimettersi volontariamente come ha fatto il presidente Taylor", ha aggiunto.

D'altra parte, forse preoccupata per le reazioni che può provocare il rimpatrio dell'ex presidente, Ellen Johnson- Sirleaf, al ritorno a Monrovia da un viaggio di una decina di giorni negli Stati Uniti, ha affermato oggi che "il Paese è più importante di qualsivoglia individuo, tribù o gruppo di persone". "L'avvenire del nostro Paese è radioso e il futuro sarà assicurato se lavoriamo insieme", ha sottolineato.

Le ha fatto eco il ministro degli Esteri George Wallace, secondo cui la situazione nel Paese è calma, anche se possono preoccupare alcune voci che circolano su possibili azioni sovversive da parte di sostenitori di Taylor.

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